Monthly Archives / Settembre 2019
Set 30, 2019 0

Un Ricordo di Padre Sisto

Brani tratti dal libro “La mia Certosa” di Alessandro Maria Campagnoli.

Cerimonia Posa della prima pietra dell’oratorio
Cortesia Alessandro Campagnoli

“Ecco che molto tempo dopo un altro monaco, Padre Sisto (al secolo Vincenzo Giacomini, ciociaro) decide di spendere la vita proprio su codici miniati ed incunaboli ereditati dal passato e danneggiati dal tempo.
È uno dei più famosi restauratori d’Europa: grazie ad una singolare miscela di tradizione antica e di tecnologia moderna è in grado di restituire allo splendore perduto vetusti manoscritti.

In tre locali della foresteria il religioso ha creato il suo laboratorio di restauro. Schivo, secondo l’abito monastico, sostiene che il suo lavoro non è diverso da quello dei suoi confratelli impegnati a guidare i turisti o a coltivare l’azienda agricola.

Di diventare restauratore, dice, glielo ha ordinato il Padre generale dell’Ordine ed egli ha soltanto cercato di farlo nel migliore dei modi.
Non c’è infatti scrittura o sgorbio che non sia in grado di decifrare, non c’è brandello di codice che non sappia ricomporre, non c’è muffa o macchia che possa sfuggire al suo intuito diagnostico, ed ogni pagina, anche la più sgualcita, sotto le sue abilissime mani, rinasce a nuovo splendore.

Certi suoi restauri si direbbero opera di alta chirurgia; autentici trapianti ed innesti. Nel laboratorio della Certosa vengono eseguiti lavori impegnativi e difficili.

Padre Sisto nel suo atelier

«Quanto tempo si impiega a restaurare un libro?» chiedo al maestro del restauro. «Dipende tutto dalle condizioni. C’è il manoscritto che si può sistemare in due giorni e quello su cui si lavora quattro mesi», mi risponde.
Al laboratorio arrivano libri da tutto il mondo, compresa la Russia.
Egli stesso è stato a Mosca per illustrare le sue tecniche di restauro: compito non tanto difficile, visto che conosce perfettamente cinque lingue, oltre al latino medievale. Codici miniati, manoscritti, incunaboli, libri tarlati o ammuffiti, preziose stampe ed incisioni dal secolo XI al XVII vengono amorevolmente curati da Padre Sisto.
Ma qual è il procedimento tecnico seguito dal discepolo di San Bernardo per restaurare i volumi?

Cerimonia Posa della prima pietra dell’oratorio
Cortesia Alessandro Campagnoli

Il primo atto è la compilazione di una cartella clinica nella quale si diagnostica la malattia e si indicano gli interventi necessari. Poi incomincia la cura vera e propria. Anzitutto i volumi sono sottoposti a delicati procedimenti: vengono collocati per due giorni in una camera a gas contenente aldeide formica la quale elimina le muffe, i funghi e gli altri microrganismi: si tratta di una disinfestazione antibatterica resa necessaria dal clima umido delle biblioteche monastiche, che favorisce il proliferare di agenti biologici.
Se poi i libri sono acidi, si procede alla de-acidificazione. La carta, difatti, può essere corrosa a causa dell’acidità: o perché l’inchiostro è composto di sostanze acide, o perché si è ossidato, o ancora perché nell’impasto della carta è stata usata acqua acidula.
Per i libri a stampa questa operazione avviene in un bagno a base di anidride carbonica e carbonato di calcio; per quelli non acidi il lavaggio avviene in acqua calda. Per il manoscritto, invece, si pongono altri problemi: bisogna vedere prima se l’inchiostro tiene.

Dopo aver lasciato asciugare i fogli precedentemente staccati ed eventualmente fotografati nelle parti più significative, si procede al rinforzo della carta con un apposito collante. Quindi i fogli vengono messi sotto pressa. Assai più complesse sono le tecniche di restauro delle pergamene e, soprattutto, dei papiri, che sono fragilissimi.
Avvalendosi di una grande quantità di collanti, coltelli, bisturi e altri arnesi, il monaco procede al rinforzo del libro, foglio per foglio, millimetro per millimetro.

Infine, sulle pagine più lesionate, viene innestata una speciale ‘carta giapponese’ protettiva. «Noi monaci non abbiamo limiti di orario e di tempo: per questo i nostri restauri sono più curati. È lo stesso motivo per cui i nostri liquori sono più buoni ed i frutti del nostro orto più saporiti. Per noi il tempo non è denaro: questo è il segreto. Come ogni Benedettino, non facciamo che pregare e lavorare» mi dice Padre Sisto.
Egli, anche se modesto nel suo comportamento, è uno fra i ‘chirurghi del libro’ più apprezzati e ricercati. Da quando ha aperto il suo laboratorio, il religioso ha rimesso a nuovo circa 500 volumi.

Tutto il paese gli vuole bene. La domenica celebra due affollate messe in parrocchia, nella chiesa di San Michele arcangelo, alle 9.30 ed alle 11.00; conosce vita, opere, miracoli di ogni casa e si lamenta quando gli entusiasmi si raffreddano subito.”

Maschere allegoriche tra le quali quella di Padre Sisto
Cortesia Alessandro Campagnoli

“Per il santo Natale 1987 la Certosa ha una ben triste sorpresa: vengono infatti chiuse per sempre le porte del laboratorio di restauro del libro antico, istituito proprio tra le mura del monumento da Padre Sisto Giacomini, il monaco cistercense che per circa 20 anni ha curato preziosi manoscritti e codici miniati, gioielli del patrimonio culturale nazionale e straniero. Il monaco si trasferisce con il suo ‘atelier’ alla Certosa fiorentina di Galluzzo e da qui riprende i contatti con le scuole del restauro del libro di Mosca, Leningrado, Lipsia.

Prima di lasciare la Certosa, Padre Sisto ha un riconoscimento da parte delle amministrazioni comunali di Certosa e di Pavia. Quest’ultima gli conferisce ‘L’onorificenza di San Siro’, assegnata a tutti coloro che hanno contribuito alla crescita della città. La notizia commuove il maestro del restauro: «Sono cose che ti danno una carica. Non è un fatto indifferente. Sei stato qui, hai fatto qualcosa e lo si riconosce».

Gli chiedo: Che cosa ti hanno dato circa 20 anni di lavoro nella scuola da te fondata?
“Hanno rafforzato l’amore per il libro e per la cultura. Il libro deve essere conservato perché è una testimonianza, una parte di civiltà.”

E che cosa ha insegnato la pratica del lavoro a te che hai abbracciato la vita monastica da ragazzino e ti sei formato su studi umanistici?
Mi viene in mente il filosofo Giambattista Vico, che parlava dei corsi e ricorsi della storia».

Tra le cose che Padre Sisto porta con sé a Firenze, oltre agli strumenti di lavoro ed ai suoi quadri, non manca la sua bicicletta usata anche quando «c’era la neve alta così», e la ricetta di un suo piatto che lo ha reso famoso tra gli amanti della buona cucina, il ‘boccone del frate’ a base di rigatoni, funghi e lingua.

Serata in onore di Padre Sisto all’allora Cinema Teatro Araldo 23 Gennaio 1988
Cortesia Alessandro Campagnoli

Tutta la comunità parrocchiale saluta amabilmente Padre Sisto, in un abbraccio fraterno, presso il Teatro Araldo la sera di sabato 23 ed il religioso celebra la sua ultima messa a Certosa, nella chiesa di San Michele arcangelo, domenica 24 gennaio 1988.”

Grazie Don Sisto per tutto quello che hai fatto per Certosa e per i suoi abitanti.

Set 27, 2019 0

Certosa in lutto per la scomparsa di Padre Sisto Giacomini

Oggi abbiamo una triste notizia per Certosa di Pavia, si è spento il 24 di Settembre 2019, all’età di quasi 80 anni (li avrebbe compiuti tra due giorni) Padre Sisto Giacomini, quello che per tutti noi di Certosa è sempre stato Don Sisto e che per molti anni ha celebrato la SS Messa a Certosa a supporto di Don Giovanni Vacchini e attivamente collaborato con l’oratorio del paese.

Considerato tra i massimi esperti nel restauro e recupero di libri antichi; per le sue capaci mani sono passati documenti e pergamene risalenti persino al 50ac.
Che il signore ti accolga nel suo regno.

Di seguito un filmato realizzato per il 50° anniversario di Sacerdozio.

Set 17, 2019 0

Un perfetto Connubio tra Arte e Natura – Certosa di Pavia e Oasi di Sant’Alessio

Immagine certosadipavia.it – oasisantalessio.it

Eccovi un esempio di come associare Arte e Natura in un’unica giornata di svago in provincia di Pavia.

A 15 minuti di macchina dal Monumento della Certosa di Pavia potete visitare L’Oasi di Sant’Alessio ideale sia per adulti interessati al naturalismo sia per i più piccoli attratti dalla varietà delle specie presenti inseriti in una fedele ricostruzione di un habitat naturale.

dalla Certosa all’Oasi – Immagine Google Maps

L’oasi si è costituita attorno ad un castello praticamente coevo (1413) del Monumento della Certosa anche se in origine basato su di una fortezza Longobarda o tardoantica (secolo XI) che riprende i modelli romani; infatti la base quadrata che misura un “Actus”(romano) o “Storo” per i Longobardi (35,52mt), ne è l’indizio più evidente.

Immagine: Castello e Torre – oasisantalessio.it

La fauna presente nell’oasi è costituta da 5 principali settori: Uccelli europei, Uccelli Tropicali, Rettili, Pesci.

Immagine: Ocelot oasisantalessio.it

Senza dimenticare la sezione dedicata alle farfalle, dove in un ambiente dedicato e protetto in primavera si schiudono le crisalidi che poi grazie alle centinaia di specie di fiori e piante utili alla crescita dei bruchi si mantengono fino al finire dell’estate. È qui che potrete anche vedere i colibrì con il loro volare di fiore in fiore per nutrirsi del loro nettare.

Una speciale attrattiva è poi garantita dallo spettacolo della falconeria con le dimostrazioni delle loro tecniche di volo e comportamenti (tutti i giorni della settimana escluso il martedì alle ore 15).

Ma la vera star dell’oasi è il bradipo, dolce e lento con la sua simpatia attira tutte le attenzioni dei visitatori, nel 2017 ha anche partorito un cucciolo per il quale fu lanciato un contest per la scelta del nome.

Sito Web dell’oasi di  Sant’Alessio – https://www.oasisantalessio.it/

Pagina Facebook dell’oasi di Sant’Alessio – https://www.facebook.com/OasidiSantAlessio/

Pagina Facebook Gli amici dell’Oasi di Sant’alessio – https://www.facebook.com/groups/oasisantalessio/

Insomma c’è di che riempirvi la giornata potete scegliere se visitare prima il Monumento della Certosa di Pavia ed in seguito l’oasi o viceversa, sono due modi diversi di vivere la bellezza: sia artistica che naturalistica.

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Set 06, 2019 0

117 Visite al Museo della Certosa: San Paolo di Tarso.

Quando visitate la Certosa di Pavia dovete assolutamente fare un passaggio al Museo ad essa collegato.
All’interno troverete una serie di capolavori: quadreria, gipsoteca e sale affrescate che vi “Fulmineranno sulla via di Damasco” proprio come è successo al santo raffigurato.

Immagine: Oltre Confine Olnus e un grazie a Simone Ardizzi

E’ proprio qui che troveremo il San Paolo di Tarso del Bergognone raffigurato con spada e codice. La spada (che è anche stato lo strumento del suo martirio) viene interpretata come la parola di Dio e il codice per le epistole scritte alle prime comunità cristiane.
San Paolo è ben lungi da essere guerrierio d’arme ma è da considerare come guerriero spirituale di Dio.

Immagine: Sala dell’oratorio Museo della Certosa di Pavia

Questo capolavoro si può contemplare presso il Museo della Certosa che in questo periodo è visitabile gratuitamente oppure usufruendo di una visita guidata che vi illustrerà i capolavori in esso contenuti.

Le 117 visite guidate al Museo della Certosa di Pavia

Da Agosto a Ottobre sono organizzate una serie di visite guidate all’interno del Museo. tramite la pagina Facebook è possibile avere tutte le informazioni per aderire a questa iniziativa.

Pagina Facebook dell’evento

Le visite si terranno ogni venerdì, sabato e domenica, con i seguenti orari:
agosto: ore 15,00 – 16,00 – 17,00
settembre: ore 14,30 – 15,30 – 16,30
ottobre: ore 14,30 – 15,30 – 16,15

LE DATE:

AGOSTO
Venerdì 2, 9, 16, 23, 30
Sabato 3, 10, 17, 24, 31
Domenica 4, 11, 18, 25.

SETTEMBRE
Venerdì 6, 13, 20, 27
Sabato 7, 14, 21, 28
Domenica 1, 8, 15, 22, 29.

OTTOBRE
Venerdì 4, 11, 18, 25
Sabato 5, 12, 19, 26
Domenica 6, 13, 20, 27

Biglietto d’ingresso al Museo: gratuito
Visita guidata: 5 euro a persona (gratis under 18)

Durata visita: 45 min

PRENOTAZIONE CONSIGLIATA
scrivendo a: prenotazionivisitemc2019@gmail.com
(specificare data, ora e un recapito telefonico).
Ciascun turno di visita potrà accogliere non più di 30 partecipanti

Buona visita da parte del CertosinoDOC
Set 04, 2019 0

Certosa: Dolce Tipico della tradizione Le Pangialdine

Immagine: per gentile concessione @ornellachef

Lasciate che il CertosinoDOC si faccia prendere per la gola.

Vorrei parlavi di uno dei dolcetti tipici del nostro territorio che comunemente chiamiamo “Pangialdine”. La mia fortuna è di aver sposato una CertosinaDOC abile tra forni e fornelli che spesso mi delizia con ricette della tradizione.


Immagine: per gentile concessione @ornellachef

In origine questo pane (il nome deriva da Pan de Mej – Pane di miglio) si produceva mischiando la farina di miglio ad altre farine per preparare impasti da panificare.

Lentamente la ricetta si è evoluta passando all’utilizzo della farina di mais (oggi si utilizza il fioretto) che ne caratterizza il sapore ed il colore.

Per me assaggiarle è come tornare agli anni 60 quando in panetteria le vendevano abitualmente e quando mia nonna, ritornando dalla spesa, ne portava una a casa solo per me.

In collaborazione con www.quatarobpavia.it il portale pavese di riferimento
Immagine: per gentile concessione @ornellachef

Vi garantisco che stamattina è stata un ottima colazione!

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