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Ott 14, 2019 0

Mostra Fotografica al Museo della Certosa di Pavia

Immagine: © Fondo Storie Immaginate in Luoghi Reali / Museo di Fotografia Contemporanea | Jitka Hanzlová, Francesca, Vaprio D’Adda, Villa Melzi d’Eril, 2007

Presso il Museo della Certosa di Pavia è attualmente in corso una mostra fotografica della fotografa Jitka Hanzlová. La mostra è organizzata come omaggio per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. L’esposizione prende il nome di “SGUARDI – Omaggio a Leonardo” e si propone di accostare le immagini dell’autrice alle opere di Leonardo come ritrattista facendo risaltare come un’immagine riesca a cogliere, oltre all’estetica esterna del soggetto, anche l’animo della persona ritratta; facendoci comprendere, soprattutto attraverso gli “sguardi”, il loro intimo essere.

DAL COMUNICATO STAMPA:
Il Museo della Certosa di Pavia e il Museo di Fotografia Contemporanea propongono un omaggio a Leonardo da Vinci nell’anno in cui si celebrano i 500 anni dalla sua morte: cinque ritratti fotografici realizzati dall’artista ceca Jitka Hanzlová nel 2007 e appartenenti alle collezioni del MUFOCO sono esposti nelle sale del Museo della Certosa dal 12 ottobre al 15 dicembre 2019, a suggerire un dialogo ideale tra la fotografia contemporanea e la ritrattistica rinascimentale.

I ritratti di Jitka Hanzlová sono stati realizzati a Palazzo Melzi d’Eril a Vaprio d’Adda e alle chiuse di Cornate d’Adda, dove un tempo visse e lavorò Leonardo: questi luoghi diventano per l’artista un’occasione per riflettere sulla rappresentazione della figura umana in dialogo con il paesaggio. Leonardo, infatti, è stato tra i grandi sperimentatori del ritratto inteso in senso moderno, per la sua capacità di creare un rapporto tra l’ambiente e i personaggi e di donare loro una complessità introspettiva attraverso lo sguardo, i gesti e il movimento appena accennato, tratti capaci di rivelare “i moti dell’animo”.

Le fotografie di Jitka Hanzlová, intimamente legate alle atmosfere del ritratto rinascimentale, si caratterizzano per il raffinato taglio compositivo, l’uso calibrato della luce naturale e l’atmosfera magica e sfumata, senza tempo, che li avvolge. Gli sguardi, in particolare, che siano diretti allo spettatore o rivolti verso un orizzonte lontano, conferiscono ai volti un’aria poetica e misteriosa.

I personaggi della Hanzlová richiamano immediatamente ai più celebri ritratti come la Gioconda, la Dama con l’ermellino e la Belle Ferronière, ma non c’è traccia del banale esercizio accademico di emulazione e di stile, quanto, piuttosto, di una ricerca artistica sull’individuo e l’identità, tutta giocata intorno ai linguaggi dell’arte contemporanea.

Il rapporto tra pittura e fotografia, tra storia e contemporaneità nell’arte saranno oggetto di approfondimento durante l’incontro al Museo della Certosa di Pavia previsto per sabato 12 ottobre alle ore 15 con Cristina Quattrini, storico dell’arte e esperta di pittura lombarda rinascimentale (Pinacoteca di Brera) e Roberta Valtorta, storico della fotografia (già direttore scientifico del Museo di Fotografia Contemporanea) in occasione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani. Segue l’inaugurazione della mostraalle ore 16.

Jitka Hanzlová, nata nel 1958 a Nachod (Repubblica Ceca), si trasferisce nel 1985 ad Essen, in Germania, dove scopre nella fotografia una forma di espressione semplice e diretta. Tra due vite, due culture, due lingue, due paesaggi, Jitka Hanzlová si affida al linguaggio universale della fotografia per affrontare un’affascinante indagine sulla figura umana e sul paesaggio. Le sue immagini si muovono alla costante ricerca del rapporto che l’individuo ha con l’ambiente dove vive. Nel 2007 partecipa al progetto Storie immaginate in luoghi reali commissionato dal Museo di Fotografia Contemporanea in collaborazione con Fondazione Cariplo e Navigli Lombardi. A novembre 2019 espone la mostra Silences presso la Galleria Nazionale di Praga.

Sabato 12 ottobre 2019
ore 15 > Incontro con Cristina Quattrini, storico dell’arte (Pinacoteca di Brera) e Roberta Valtorta, storico della fotografia (già direttore scientifico del Museo di Fotografia Contemporanea)
ore 16 > apertura della mostra

Domenica 24 novembre 2019
Ore 10.00, 15.00, 16.00
Guardami! Percorso tematico interattivo per bambini e famiglie (max 15 persone)
Partecipazione gratuita su prenotazione: servizioeducativo@mufoco.org – 02.66056631

Orari di apertura della mostra:
Da giovedì a domenica
ottobre: ore 9-11 e 14.30 – 17
novembre e dicembre: ore 9-11.30 e 14.30-16.30
informazioni: http://www.mufoco.org
Sito Web dell’Autrice: http://www.jitkahanzlova.com/menue.htm


Ott 01, 2019 0

Ottobre 2019 – Nuovo orario di apertura

La vita del Monumento e del suo Monastero si adegua ai cambiamenti delle stagioni, alle sue albe ed anche ai suoi tramonti. Ecco perché ad Ottobre si adeguano gli orari di apertura, in questo caso di chiusura, poiché questa è anticipata di 30 minuti rispetto all’orario precedente, esattamente alle 17. 30.

Immagine: cortesia Enrico Semplici

Pagina dedicata al fotografo  

Resta comunque tutto il tempo per dedicare a questo complesso una visita che vi regalerà meravigliose emozioni di artistica bellezza.

buona visita Dal @CertosinoDOC

Set 30, 2019 0

Un Ricordo di Padre Sisto

Brani tratti dal libro “La mia Certosa” di Alessandro Maria Campagnoli.

Cerimonia Posa della prima pietra dell’oratorio
Cortesia Alessandro Campagnoli

“Ecco che molto tempo dopo un altro monaco, Padre Sisto (al secolo Vincenzo Giacomini, ciociaro) decide di spendere la vita proprio su codici miniati ed incunaboli ereditati dal passato e danneggiati dal tempo.
È uno dei più famosi restauratori d’Europa: grazie ad una singolare miscela di tradizione antica e di tecnologia moderna è in grado di restituire allo splendore perduto vetusti manoscritti.

In tre locali della foresteria il religioso ha creato il suo laboratorio di restauro. Schivo, secondo l’abito monastico, sostiene che il suo lavoro non è diverso da quello dei suoi confratelli impegnati a guidare i turisti o a coltivare l’azienda agricola.

Di diventare restauratore, dice, glielo ha ordinato il Padre generale dell’Ordine ed egli ha soltanto cercato di farlo nel migliore dei modi.
Non c’è infatti scrittura o sgorbio che non sia in grado di decifrare, non c’è brandello di codice che non sappia ricomporre, non c’è muffa o macchia che possa sfuggire al suo intuito diagnostico, ed ogni pagina, anche la più sgualcita, sotto le sue abilissime mani, rinasce a nuovo splendore.

Certi suoi restauri si direbbero opera di alta chirurgia; autentici trapianti ed innesti. Nel laboratorio della Certosa vengono eseguiti lavori impegnativi e difficili.

Padre Sisto nel suo atelier

«Quanto tempo si impiega a restaurare un libro?» chiedo al maestro del restauro. «Dipende tutto dalle condizioni. C’è il manoscritto che si può sistemare in due giorni e quello su cui si lavora quattro mesi», mi risponde.
Al laboratorio arrivano libri da tutto il mondo, compresa la Russia.
Egli stesso è stato a Mosca per illustrare le sue tecniche di restauro: compito non tanto difficile, visto che conosce perfettamente cinque lingue, oltre al latino medievale. Codici miniati, manoscritti, incunaboli, libri tarlati o ammuffiti, preziose stampe ed incisioni dal secolo XI al XVII vengono amorevolmente curati da Padre Sisto.
Ma qual è il procedimento tecnico seguito dal discepolo di San Bernardo per restaurare i volumi?

Cerimonia Posa della prima pietra dell’oratorio
Cortesia Alessandro Campagnoli

Il primo atto è la compilazione di una cartella clinica nella quale si diagnostica la malattia e si indicano gli interventi necessari. Poi incomincia la cura vera e propria. Anzitutto i volumi sono sottoposti a delicati procedimenti: vengono collocati per due giorni in una camera a gas contenente aldeide formica la quale elimina le muffe, i funghi e gli altri microrganismi: si tratta di una disinfestazione antibatterica resa necessaria dal clima umido delle biblioteche monastiche, che favorisce il proliferare di agenti biologici.
Se poi i libri sono acidi, si procede alla de-acidificazione. La carta, difatti, può essere corrosa a causa dell’acidità: o perché l’inchiostro è composto di sostanze acide, o perché si è ossidato, o ancora perché nell’impasto della carta è stata usata acqua acidula.
Per i libri a stampa questa operazione avviene in un bagno a base di anidride carbonica e carbonato di calcio; per quelli non acidi il lavaggio avviene in acqua calda. Per il manoscritto, invece, si pongono altri problemi: bisogna vedere prima se l’inchiostro tiene.

Dopo aver lasciato asciugare i fogli precedentemente staccati ed eventualmente fotografati nelle parti più significative, si procede al rinforzo della carta con un apposito collante. Quindi i fogli vengono messi sotto pressa. Assai più complesse sono le tecniche di restauro delle pergamene e, soprattutto, dei papiri, che sono fragilissimi.
Avvalendosi di una grande quantità di collanti, coltelli, bisturi e altri arnesi, il monaco procede al rinforzo del libro, foglio per foglio, millimetro per millimetro.

Infine, sulle pagine più lesionate, viene innestata una speciale ‘carta giapponese’ protettiva. «Noi monaci non abbiamo limiti di orario e di tempo: per questo i nostri restauri sono più curati. È lo stesso motivo per cui i nostri liquori sono più buoni ed i frutti del nostro orto più saporiti. Per noi il tempo non è denaro: questo è il segreto. Come ogni Benedettino, non facciamo che pregare e lavorare» mi dice Padre Sisto.
Egli, anche se modesto nel suo comportamento, è uno fra i ‘chirurghi del libro’ più apprezzati e ricercati. Da quando ha aperto il suo laboratorio, il religioso ha rimesso a nuovo circa 500 volumi.

Tutto il paese gli vuole bene. La domenica celebra due affollate messe in parrocchia, nella chiesa di San Michele arcangelo, alle 9.30 ed alle 11.00; conosce vita, opere, miracoli di ogni casa e si lamenta quando gli entusiasmi si raffreddano subito.”

Maschere allegoriche tra le quali quella di Padre Sisto
Cortesia Alessandro Campagnoli

“Per il santo Natale 1987 la Certosa ha una ben triste sorpresa: vengono infatti chiuse per sempre le porte del laboratorio di restauro del libro antico, istituito proprio tra le mura del monumento da Padre Sisto Giacomini, il monaco cistercense che per circa 20 anni ha curato preziosi manoscritti e codici miniati, gioielli del patrimonio culturale nazionale e straniero. Il monaco si trasferisce con il suo ‘atelier’ alla Certosa fiorentina di Galluzzo e da qui riprende i contatti con le scuole del restauro del libro di Mosca, Leningrado, Lipsia.

Prima di lasciare la Certosa, Padre Sisto ha un riconoscimento da parte delle amministrazioni comunali di Certosa e di Pavia. Quest’ultima gli conferisce ‘L’onorificenza di San Siro’, assegnata a tutti coloro che hanno contribuito alla crescita della città. La notizia commuove il maestro del restauro: «Sono cose che ti danno una carica. Non è un fatto indifferente. Sei stato qui, hai fatto qualcosa e lo si riconosce».

Gli chiedo: Che cosa ti hanno dato circa 20 anni di lavoro nella scuola da te fondata?
“Hanno rafforzato l’amore per il libro e per la cultura. Il libro deve essere conservato perché è una testimonianza, una parte di civiltà.”

E che cosa ha insegnato la pratica del lavoro a te che hai abbracciato la vita monastica da ragazzino e ti sei formato su studi umanistici?
Mi viene in mente il filosofo Giambattista Vico, che parlava dei corsi e ricorsi della storia».

Tra le cose che Padre Sisto porta con sé a Firenze, oltre agli strumenti di lavoro ed ai suoi quadri, non manca la sua bicicletta usata anche quando «c’era la neve alta così», e la ricetta di un suo piatto che lo ha reso famoso tra gli amanti della buona cucina, il ‘boccone del frate’ a base di rigatoni, funghi e lingua.

Serata in onore di Padre Sisto all’allora Cinema Teatro Araldo 23 Gennaio 1988
Cortesia Alessandro Campagnoli

Tutta la comunità parrocchiale saluta amabilmente Padre Sisto, in un abbraccio fraterno, presso il Teatro Araldo la sera di sabato 23 ed il religioso celebra la sua ultima messa a Certosa, nella chiesa di San Michele arcangelo, domenica 24 gennaio 1988.”

Grazie Don Sisto per tutto quello che hai fatto per Certosa e per i suoi abitanti.

Set 27, 2019 0

Certosa in lutto per la scomparsa di Padre Sisto Giacomini

Oggi abbiamo una triste notizia per Certosa di Pavia, si è spento il 24 di Settembre 2019, all’età di quasi 80 anni (li avrebbe compiuti tra due giorni) Padre Sisto Giacomini, quello che per tutti noi di Certosa è sempre stato Don Sisto e che per molti anni ha celebrato la SS Messa a Certosa a supporto di Don Giovanni Vacchini e attivamente collaborato con l’oratorio del paese.

Considerato tra i massimi esperti nel restauro e recupero di libri antichi; per le sue capaci mani sono passati documenti e pergamene risalenti persino al 50ac.
Che il signore ti accolga nel suo regno.

Di seguito un filmato realizzato per il 50° anniversario di Sacerdozio.

Set 17, 2019 0

Un perfetto Connubio tra Arte e Natura – Certosa di Pavia e Oasi di Sant’Alessio

Immagine certosadipavia.it – oasisantalessio.it

Eccovi un esempio di come associare Arte e Natura in un’unica giornata di svago in provincia di Pavia.

A 15 minuti di macchina dal Monumento della Certosa di Pavia potete visitare L’Oasi di Sant’Alessio ideale sia per adulti interessati al naturalismo sia per i più piccoli attratti dalla varietà delle specie presenti inseriti in una fedele ricostruzione di un habitat naturale.

dalla Certosa all’Oasi – Immagine Google Maps

L’oasi si è costituita attorno ad un castello praticamente coevo (1413) del Monumento della Certosa anche se in origine basato su di una fortezza Longobarda o tardoantica (secolo XI) che riprende i modelli romani; infatti la base quadrata che misura un “Actus”(romano) o “Storo” per i Longobardi (35,52mt), ne è l’indizio più evidente.

Immagine: Castello e Torre – oasisantalessio.it

La fauna presente nell’oasi è costituta da 5 principali settori: Uccelli europei, Uccelli Tropicali, Rettili, Pesci.

Immagine: Ocelot oasisantalessio.it

Senza dimenticare la sezione dedicata alle farfalle, dove in un ambiente dedicato e protetto in primavera si schiudono le crisalidi che poi grazie alle centinaia di specie di fiori e piante utili alla crescita dei bruchi si mantengono fino al finire dell’estate. È qui che potrete anche vedere i colibrì con il loro volare di fiore in fiore per nutrirsi del loro nettare.

Una speciale attrattiva è poi garantita dallo spettacolo della falconeria con le dimostrazioni delle loro tecniche di volo e comportamenti (tutti i giorni della settimana escluso il martedì alle ore 15).

Ma la vera star dell’oasi è il bradipo, dolce e lento con la sua simpatia attira tutte le attenzioni dei visitatori, nel 2017 ha anche partorito un cucciolo per il quale fu lanciato un contest per la scelta del nome.

Sito Web dell’oasi di  Sant’Alessio – https://www.oasisantalessio.it/

Pagina Facebook dell’oasi di Sant’Alessio – https://www.facebook.com/OasidiSantAlessio/

Pagina Facebook Gli amici dell’Oasi di Sant’alessio – https://www.facebook.com/groups/oasisantalessio/

Insomma c’è di che riempirvi la giornata potete scegliere se visitare prima il Monumento della Certosa di Pavia ed in seguito l’oasi o viceversa, sono due modi diversi di vivere la bellezza: sia artistica che naturalistica.

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Set 06, 2019 0

117 Visite al Museo della Certosa: San Paolo di Tarso.

Quando visitate la Certosa di Pavia dovete assolutamente fare un passaggio al Museo ad essa collegato.
All’interno troverete una serie di capolavori: quadreria, gipsoteca e sale affrescate che vi “Fulmineranno sulla via di Damasco” proprio come è successo al santo raffigurato.

Immagine: Oltre Confine Olnus e un grazie a Simone Ardizzi

E’ proprio qui che troveremo il San Paolo di Tarso del Bergognone raffigurato con spada e codice. La spada (che è anche stato lo strumento del suo martirio) viene interpretata come la parola di Dio e il codice per le epistole scritte alle prime comunità cristiane.
San Paolo è ben lungi da essere guerrierio d’arme ma è da considerare come guerriero spirituale di Dio.

Immagine: Sala dell’oratorio Museo della Certosa di Pavia

Questo capolavoro si può contemplare presso il Museo della Certosa che in questo periodo è visitabile gratuitamente oppure usufruendo di una visita guidata che vi illustrerà i capolavori in esso contenuti.

Le 117 visite guidate al Museo della Certosa di Pavia

Da Agosto a Ottobre sono organizzate una serie di visite guidate all’interno del Museo. tramite la pagina Facebook è possibile avere tutte le informazioni per aderire a questa iniziativa.

Pagina Facebook dell’evento

Le visite si terranno ogni venerdì, sabato e domenica, con i seguenti orari:
agosto: ore 15,00 – 16,00 – 17,00
settembre: ore 14,30 – 15,30 – 16,30
ottobre: ore 14,30 – 15,30 – 16,15

LE DATE:

AGOSTO
Venerdì 2, 9, 16, 23, 30
Sabato 3, 10, 17, 24, 31
Domenica 4, 11, 18, 25.

SETTEMBRE
Venerdì 6, 13, 20, 27
Sabato 7, 14, 21, 28
Domenica 1, 8, 15, 22, 29.

OTTOBRE
Venerdì 4, 11, 18, 25
Sabato 5, 12, 19, 26
Domenica 6, 13, 20, 27

Biglietto d’ingresso al Museo: gratuito
Visita guidata: 5 euro a persona (gratis under 18)

Durata visita: 45 min

PRENOTAZIONE CONSIGLIATA
scrivendo a: prenotazionivisitemc2019@gmail.com
(specificare data, ora e un recapito telefonico).
Ciascun turno di visita potrà accogliere non più di 30 partecipanti

Buona visita da parte del CertosinoDOC
Set 04, 2019 0

Certosa: Dolce Tipico della tradizione Le Pangialdine

Immagine: per gentile concessione @ornellachef

Lasciate che il CertosinoDOC si faccia prendere per la gola.

Vorrei parlavi di uno dei dolcetti tipici del nostro territorio che comunemente chiamiamo “Pangialdine”. La mia fortuna è di aver sposato una CertosinaDOC abile tra forni e fornelli che spesso mi delizia con ricette della tradizione.


Immagine: per gentile concessione @ornellachef

In origine questo pane (il nome deriva da Pan de Mej – Pane di miglio) si produceva mischiando la farina di miglio ad altre farine per preparare impasti da panificare.

Lentamente la ricetta si è evoluta passando all’utilizzo della farina di mais (oggi si utilizza il fioretto) che ne caratterizza il sapore ed il colore.

Per me assaggiarle è come tornare agli anni 60 quando in panetteria le vendevano abitualmente e quando mia nonna, ritornando dalla spesa, ne portava una a casa solo per me.

In collaborazione con www.quatarobpavia.it il portale pavese di riferimento
Immagine: per gentile concessione @ornellachef

Vi garantisco che stamattina è stata un ottima colazione!

Ago 31, 2019 0

Cambio orari di Visita – Settembre 2019

Immagine: Particolare finestrella scala Museo della Certosa – certosadipavia.it

La stagione estiva volge al termine, le giornate si accorciano e la luce che penetra le vetrate della Certosa di Pavia si affievolisce ogni giorno di più.

Amo l’intimità che questo passaggio di stagione dona al nostro Monumento, tutto diventa più raccolto e quieto. La luce del tramonto, sempre più precoce, incendia la facciata della nostra Certosa togliendole il suo marmoreo pallore rendendola più calda, avvolgente ed ancora più imponente.

E con l’accorciarsi delle giornate si riducono anche gli orari di vista, un po’ come una bellezza che si concede meno per farsi più apprezzare, per farsi più desiderare.

La Certosa si prepara a rivelarsi con un’altra veste, come se si accorgesse del cambio di stagione; Lei che ci sovrasta da più di 600 anni e che di stagioni ne ha viste parecchie e non sempre gioiose.

Immagine: Ph. Enrico Semplici per gentile concessione

Ma Lei è sempre lì che incombe e ci scruta nel suo infinito e assordante silenzio, con i suoi marmi, i suoi cotti, i suoi mosaici e le sue sculture.

Lei rimane lì a farci ombra; un’ombra dentro la quale sono cresciuto.

Ma bando ai sentimentalismi, nel mese di Settembre Gli orari di visita sono i seguenti:

E tanti saluti dal @certosinoDOC Seguitemi anche su Instagram cliccanndo su questo LINK, oppure su Facebook al seguente LINK.

Ago 27, 2019 0

Buon Compleanno Certosa. 623 candeline per il nostro Monumento

Proprio oggi la Certosa di Pavia compie 623 anni dalla sua fondazione, quando fu posata con solenne cerimonia la prima pietra da Gian Galeazzo Visconti.

Posa della Prima Pietra.

E fu infine stabilita la data della solenne fondazione del Monumento della Certosa di Pavia; 27 Agosto 1396. Prima di quel giorno i preparativi dello scavo che doveva accogliere la pietra fondante fervevano senza sosta, fino alla notte precedente, perché si rese necessario prosciugare il fondamento dall’acqua infiltrata.

immagine Cetosadipavia.it

Fu necessario allestire un padiglione di legno con copertura in fustagno, lungo ben 90 metri e largo 12, sotto il quale fu innalzato un altare, in legno anch’esso, per celebrare la cerimonia ed accogliere le personalità più rappresentative.

Furono inoltre realizzate rampe di discesa per permettere a Gian Galeazzo Visconti di scendere al piano di posa.

Prima pietra o prime 4 pietre?

Forse non tutti sanno che in realtà le pietre fondanti posate furono in totale quattro: la prima da Gian Galeazzo e le altre tre di spettanza ai suoi tre figli: Giovanni Maria, Gabriele Maria e Filippo Maria Visconti, quest’ultimo ancora bambino, anche se presente alla cerimonia, venne rappresentato dal consigliere di Gian Galeazzo, Francesco Barbavara.

Immagine Certosadipavia.it
Gian Galeazzo Visconti offre la Certosa alla Madonna insieme ai figli che sono raffigurati non con le reali età, tra loro diverse, ma tutti all’incirca nella loro età matura quasi sempre purtroppo corrispondente al periodo della loro morte.
Immagine: “Storia Documentata della Certosa di Pavia”

Auguriamo alla Certosa di Pavia altri 623 di questi anni o meglio altri 10.000 anche se noi, probabilmente 🙂 , li festeggeremo tra gli angeli.

Crediti: Volume “Storia Documentata della Certosa di Pavia” Architetto Luca Beltrami Edizioni Ulrico Hoepli 1896.

Ago 21, 2019 0

Accadde allora: Il furto del trittico alla Certosa di Pavia.

Sono trascorsi 35 anni da quando nella notte tra il 21 ed il 22 Agosto 1984 una banda di malfattori, probabilmente su commissione, si introdussero nella Certosa di Pavia depredandola di uno delle più famose opere in essa contenute.

Il Trittico, opera dell’intagliatore fiorentino Baldassarre di Simone di Aliotto, della famiglia degli Embriachi (da qui il trittico di Baldassarre degli Embriachi) è una magnifica opera realizzata in avorio e osso. Il comparto centrale ospita 26 formelle in basso rilievo che narrano la leggenda dei Re Magi, I due comparti laterali contengono 18 formelle in bassorilievo ciascuno che narrano episodi della vita di Cristo e della Madonna. Sono inoltre scolpite nei bordi delle piccole statue raffiguranti santi e beati.

Foto Certosadipavia.it

I ladri penetrati all’interno del complesso monumentante smontarono, non senza una certa abilità e probabilmente da uno studio precedente, le formelle e le statuine svuotando l’opera del suo prezioso contenuto.

Ai tempi, dopo il furto, si costituì un’associazione per il recupero delle opere che pose anche una taglia, considerevole per quel periodo, di 50.000.000 di Lire a chiunque fornisse informazioni tali da permetterne il recupero.

Immagine paviafree.it

Oltre al furto stesso la grande preoccupazione fu che le singole formelle potessero essere vendute, tramite ricettatori, separatamente o addirittura singolarmente, questo avrebbe rischiato la loro dispersione rendendo il recupero ancora più difficile.

Singolare fu l’ipotesi che il furto potesse essere stato ideato e ispirato in seguito ad una pubblicazione di poco precedente di un prezioso libro, edito da Franco Maria Ricci nel 1981 dal titolo:  “Epistole, con il trittico degli Embriachi della Certosa di Pavia” tuttora reperibile sul mercato (https://www.abebooks.com/book-search/title/embriachi-il-trittico-di-pavia/); che illustrava in maniera eccezionale le caratteristiche di quest’opera.

Immagine dalla copertina di “Epistole, con il trittico degli Embriachi della Certosa di Pavia

Fu probabilmente però anche grazie a questa pubblicazione, che rese le opere facilmente riconoscibili, che pose ostacolo al loro smercio nei circuiti degli antiquari. Da qui il tentativo di “piazzare” le opere nella loro completezza non andò come i malfattori avevano previsto, costringendoli ad allargare il circuito di ricettazione per vendere separatamente le formelle e le statuine.

Gli autori del furto organizzarono delle vere e proprie aste clandestine, dove i singoli pezzi furono valutati ciascuno tra il milione e mezzo e i tre milioni di Lire. Per fare questo i ladri fecero girare alcune Polaroid raffiguranti le varie opere presso antiquari romani e come conseguenza il nucleo dei Carabinieri specializzati nel recupero di opere d’arte riuscì ad averne notizia e a recuperarne una parte. In breve riuscirono ad arrestare l’intera banda, il 9 ottobre del 1985 quindi circa un anno dopo il furto , composta da circa 20 persone ed al recupero totale delle opere sottratte.

Le parti del trittico furono in seguito verificate e restaurate per ritornare a comporre la magnificenza che oggi si può ammirare nella sagrestia vecchia del monumento della Certosa di Pavia.

In virtù della semplicità di smontaggio dell’opera che allora facilitò il furto, le formelle sono state applicate utilizzando un nuovo sistema segreto di ancoraggio al legno, basato su una sequenza gestuale studiata da uno specialista ed il cui schema è custodito nella cassaforte della Soprintendenza. Non essendo a conoscenza della sequenza e della chiave di smontaggio sarà molto più difficile se non impossibile rimuovere le singole parti dell’opera.

Ringraziamenti, fonti e bibliografia: http://www.paviaedintorni.it/temi/eventi_file/eventi_storici_file/eventistorici_furtotrittico.htm
https://ricerca.repubblica.it/
https://www.paviafree.it/storia/1984-il-furto-del-trittico-della-certosa-di-pavia.html
Epistole, con il trittico degli Embriachi della Certosa di Pavia – Edizioni Franco Maria Ricci 1981 Parma

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