Storia


I contenuti della pagina sono stati gentilmente concessi da Alessandro Maria Campagnoli autore del libro:
LA MIA CERTOSA
(vita del monumento visconteo dalla nascita ai giorni nostri) dal quale sono stati tratti alcuni brani di seguito riportati

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Si ritiene che il presunto motivo addotto da Gian Galeazzo Visconti (1351-1402) per promuovere la realizzazione di un progetto grandioso: la Certosa delle Grazie, sia legato alla promessa di esaudire un desiderio espresso dalla seconda moglie e cugina, Caterina, figlia di Regina della Scala e di Barnabò Visconti, la quale, consigliata dal monaco senese Stefano Macone, allora priore della certosa di Garegnano, monastero a pochi chilometri dall’erigendo Duomo, l’8 gennaio 1390, come riferisce Bernardino Corio nella ‘Pars tertia’ della sua ‘Historia di Milano’

votandose sotto forma di testamento, ordinò che in una villa dil Pavense, dove diverse fiade versava, se dovesse fabricare un monasterio de Certusini … et in caso de parto morendo pregò il marito che volesse adimplire tale ordinatione, ricomandandogli la sua famiglia specialmente li fratelli e sue sorelle”.

Più che dalla pietà cristiana, pare verosimile che il non tenero Gian Galeazzo, uomo di grandi ambizioni, perseguite senza scrupoli morali, ma non alieno dall’ideale della grandezza civile e principesca, sia mosso dal proposito di consolidare la sua egemonia nel nord Italia, assumendo in questo modo una funzione guida nelle vicende politiche del tempo.

Il conte comprende quanto possa giovare alla propria autorità il fascino dell’arte, ed il monastero con la basilica, nel suo pensiero, rappresentano un imponente sepolcro destinato non solo ad accogliere le tombe dei Visconti, ma soprattutto a consacrare la gloria e la potenza della sua famiglia. Suo padre aveva lasciato segni di rilevante importanza: il castello visconteo e l’Università di Pavia. Gian Galeazzo decide di innalzare un’abbazia da affidare ad un ordine monastico la cui presenza garantirà nei secoli a venire la prosecuzione e l’ultimazione dei lavori da lui intrapresi e patrocinati.

Nel 1396, il Visconti affretta le pratiche necessarie per tradurre in atto, l’intenzionedi erigere la Certosa. Dichiarando formalmente il proposito di dare il via ai lavori di costruzione di un monastero e di una chiesa maestosa.” DIVA MARIAE QUAM SUMPTUOSISSIMO OPERE SUB NOMINE ET TITOLO GRATIAE”; Da qui:

GRA – CAR

cioè “Gratiarum Carthusia” ( CERTOSA DELLE GRAZIE)

Egli è altresì consapevole che la costruzione della Certosa, futura espressione di fede e di pace, culla dell’arte e del sapere, dimora dello spirito religioso e della preghiera, gli conferirebbe prestigio eforza  in un’epoca segnata da lacerazioni sorte all’interno della cristianità. Questa rappresenta la ragione politica che spinge il principe a promuovere l’iniziativa.

Si giunge così al 27 Agosto 1396, quando, in seno ad una solenne celebrazione officiata dal vescovo di Pavia ed alla presenza di numerosi religiosi, del ginnasio pavese e dei notabili del ducato di Milano, il conte di Anghiera, attorniato dai figli Giovanni Maria, Gabriele Maria e Filippo Maria, dà inizio ufficiale alla fabbrica.

A questo importante avvenimento intervengono il priore della certosa dell’isola Gorgona, nella laguna veneta, padre Bartolomeo Serafini da Ravenna ed il ‘beato’ Stefano Macone, adesso superiore della certosa di Pontignano, ubicata a pochi chilometri dalla città di Siena.

Tra la commozione dei presenti, nel primo fondamento della casa di Dio, il primo duca di Milano colloca la lastra di marmo più grande.

Vi è inciso: “ERIT MIHI DOMINUS IN DEUM ET LAPIS ISTE VOCABITUR DOMUS DEI”.

Similmente fanno, dopo di lui, il legittimo primogenito e l’illegittimo suo secondo figlio, amato dal genitore al pari degli altri due. La quarta pietra viene posata dal dignitario milanese Francesco Barbavara, in nome del terzo figlio, che a quell’epoca ha solo quattro anni ed è incapace di collocare la lastra di marmo. … I Certosini collaborano sempre con gli artisti nella progettazione, naturalmente secondo le esigenze della loro particolare forma di vita monastica. Per questo non è possibile riportare l’abbazia ad una paternità ben determinata ed è difficile persino, in tale contesto di partecipazione attiva, precisare l’apporto dei singoli.

Il tracciato della fondazione, quindi, è il risultato di uno studio collettivo tra esperti lavoratori e monaci di san Bruno. Se la prospettata primitiva struttura della chiesa non troverà dunque rispondenza in quella poi attuata, il monastero si articolerà, invece, nelle sue linee essenziali intorno al nucleo originario.

Tutte le abitazioni certosine devono essere costruite sul modello della prima casa di Chartreuse, poiché la loro forma, imperniata su due chiostri, è in funzione della Regola monastica, che contempera tra loro eremitismo e cenobismo: lungo il chiostro maggiore le abitazioni dei religiosi separate tra loro, ma collegate dal porticato; lungo il minore la chiesa, la sala del capitolo, il refettorio.

All’inizio del secolo Gian Galeazzo Visconti, al culmine della sua potenza, può considerarsi, grazie ad una politica spregiudicata che gli ha permesso di annettersi numerosi territori dell’Emilia, della Toscana, del Veneto e dell’Umbria, il principale signore d’Italia.

Tuttavia è insoddisfatto per l’andamento dei lavori alla Certosa che, a cinque anni dall’inizio, non progrediscono affatto con quella velocità che avrebbe desiderato per un’opera da lui promossa e finanziala.

A Milano la costruzione del Duomo, infatti, è già arrivata alle volte, mentre quella della chiesa è ancora alle fondamenta: si dà infatti priorità all’innalzamento di quelle strutture indispensabili per la nuova comunità monastica. … Il 3 settembre 1402, a 51anni, dopo aver occupato Bologna e sul punto di dirigersi alla conquista di Firenze, il signore di Siena e Pisa muore di peste nel suo castello a Melegnano, dove si è rifugiato per sfuggire al contagio. … La morte del conte di Pavia mette in difficoltà i lavori che vengono quasi completamente interrotti.

Da più parti si accampano diritti sui possedimenti donati ai Certosini mentre il successore Giovanni Maria (1388-1412), intervenuto dapprima in difesa della Certosa, in seguito, poco rispettoso della volontà testamentaria del padre, contribuisce allo smembramento del patrimonio di cui il conte di Anghiera ha dotato il complesso monumentale.

Per la sua crudeltà Giovanni Maria Visconti, che durante i dieci anni del suo regno porta il ducato sull’orlo della rovina, viene trucidato sulla soglia di san Gottardo il 16 maggio 1412.

Nel 1424 muore il Beato Stefano Macone che tanto ha contribuito alla costruzione del monastero.

Alla fine del 1426 si intagliano le tavole e gli armadi del capitolo, del refettorio e della biblioteca. Nel 1429 si eseguono la porta del chiostro piccolo che immette nella chiesa ed il pavimento in legno nel coro. Nel 1434 si completa la costruzione del vestibolo, poi comunemente denominato interno quando, nel 1454, ne viene realizzato, davanti, un altro con la funzione di portineria. Qui si distribuiva il pane ai poveri attraverso un’inferriata ancora oggi ben visibileAlla morte di Filippo Maria il ducato ricade nello squallore: l’ingovernabilità si mescola alle rivolte, ai saccheggi, alle rapine. I Veneziani giungono fino alle porte di Milano. Le vicende politiche che si susseguono dopo l’agosto del 1447 non hanno per la Certosa quelle conseguenze che si verificano per il Duomo di Milano. Il mistico cenobio, infatti, trovandosi nell’ambito della contea di Pavia, può evitare le molestie del governo popolare instaurato nel capoluogo lombardo. A Milano, infatti, un gruppo di intellettuali ed aristocratici, nel tentativo di restaurare le antiche libertà comunali, proclama ‘L’aurea Repubblica ambrosiana’ (14 agosto 1447 – 25 febbraio1450).

Francesco Sforza (1401-1466), genero del morto duca ed uno dei più abili capitani di ventura del tempo, approfittando della situazione di crisi, riesce a consolidare la sua posizione ed a farsi proclamare nuovo signore dagli stessi Milanesi all’inizio del 1450.Egli, fattosi riconoscere diretto successore di Filippo Maria, del quale ha sposato l’unica figlia legittima, Bianca Maria, sistemate alla meglio le faccende politiche, non esita a comprendere come, per rafforzare nel popolo la persuasione che il suo governo sia la naturale continuazione del dominio visconteo, debba validamente contribuire il proposito di condurre a termine le opere artistiche intraprese e favorite dai suoi predecessori .

Dà l’avvio ad importanti interventi pubblici: il rifacimento del castello visconteo di Porta Giovia, poi sforzesco, e la costruzione dell’ospedale maggiore noto come Ca’ Granda, ora sede dell’università statale. Nel 1451 Francesco Sforza invia alla Certosa Giovanni Solari affinchè prenda in esame il progetto per la costruzione della chiesa. Giovanni Solari appartiene a quella generazione di architetti che formatasi nei primi decenno del secolo, pur senza sfuggire alla sensibilità del gusto gotico, tendono tuttavia al recupero di temi e schemi desunti dalla tradizione romanica lombardo-emiliana.

A lui succede il fratello Ludovico Maria Sforza detto il Moro che mostra grande interessamento per il cantiere della Certosa e continua la politica di protezione al ‘laborerio’.Nel 1491 vengono assunte numerose maestranze ed acquistate abbondanti quantità di marmi grezzi di Carrara e di Candoglia; l’Amadeo si impegna a “completare la facciata da terra Sirio al primo corridoio” (Memorie inedite del priore Matteo Valerio), dopo aver rielaborato il progetto solariano con la collaborazione del Bergognone e dell’architetto Giovanni Giacomo Dolcebuono.

Nell’ultimo decennio del Quattrocento si completa anche la decorazione pittorica dell’interno, (la più vasta del secolo XV in Lombardia), la cui caratteristica, senza dubbio, è di essere intrinseca al sacro edificio, anzi la sua naturale conclusione, al punto che gli elementi pittorici ed architettonici sembrano a volte indistinti tra di loro. Alla fine del secolo la costruzione del complesso monumentale, la cui pavimentazione è eseguita in terracotta, sembra dunque giunta al momento conclusivo.

La Certosa appare fastosa e solenne come l’ha voluta Gian Galeazzo Visconti e come pure la desidera il nuovo duca di Milano, Ludovico il Moro, che il 16 ottobre 1494, dopo uno splendido banchetto ed un’allegra caccia nel parco, vi accompagna in visita il re di Francia, Carlo VIII (1470-1498), di passaggio per la conquista del regno di Napoli.

In questo periodo iniziano a verificarsi quegli avvenimenti drammatici che di lì a poco avrebbero causato la fine della signoria sforzesca e dell’indipendenza del ducato. Il 12 settembre 1499 il re di Francia Luigi XII, duca d’Orléans, (1462-1514), sconfigge il Moro e dà inizio alla dominazione francese. Tutto questo determina la dispersione della colonia di artisti e di artigiani che lavorano alla Certosa nel cui cantiere i mestieri e le professioni, da oltre cento anni, si tramandano di generazione in generazione come eredità di famiglia.

Nel Quattrocento il sentimento artistico ha avuto un logico svolgimento, mantenendo la giusta proporzione fra l’effetto riservato alla struttura architettonica e quello particolare della decorazione.
L’equilibrio rinascimentale non dovrà tuttavia durare a lungo giacché la rapida evoluzione dell’arte verso la fine del secolo condurrà ad una specie di sovraeccitazione nel pensiero che permetterà alla parte decorativa di invadere e sopraffare l’organismo costruttivo.

Nei primi decenni del Cinquecento eventi militari di eccezionale portata politica sconvolgono la Lombardia. Il re di Francia Luigi XII, salito al trono nel 1498, torna a far valere gli antichi suoi diritti sul principato già visconteo, attaccandolo e costringendo il Moro a fuggire presso l’imperatore Massimiliano I ad Innsbruck. Dopo aver ordinato di togliere dai tetti della basilica certosina diecimila libbre di piombo da fondere in proiettili, con alcune migliaia di fanti borgognoni e svizzeri, Ludovico Maria Sforza tenta, nel febbraio del 1500, di riconquistare il dominio; ma a Novara, 1’8 aprile dello stesso anno, tradito dagli Elvetici, sulle cui truppe aveva contato, è costretto ad arrendersi ai Francesi.

La Battaglia

Francesco I tenta di forzare dalla Lombardia l’accerchiamento in cui la Francia è venuta a trovarsi dopo che Carlo V d’Asburgo (1500-1558), oltre che la successione al trono spagnolo, ottiene anche quella alla corona austriaca con il titolo di imperatore del sacro romano impero. Le vicende di guerra, che nei primi trentasei anni del secolo fanno succedere continui mutamenti di governo del ducato di Milano, determinano un turbamento anche nel calmo processo dei lavori alla Certosa, perché continue scorrerie di bande assoldate di Francesi, Spagnoli, Svizzeri, Tedeschi, contribuiscono ad una tensione degli animi poco propizia per le serene manifestazioni dell’arte. Ormai la guerra tra la Francia e la Spagna sta per investire perfino le quiete campagne che circondano il monumento. Dal 1515 al 1521 e dal 1524 al 1525 i Francesi sono responsabili di luttuosi eventi in Lombardia.

Prospero Colonna, comandante le truppe della Lega, costituitasi dopo la ‘Battaglia della Bicocca’, tra Carlo V, il papa ed il duca di Milano, pone l’accampamento attorno alla Certosa; nel 1525 le stesse località offrono il campo per un memorabile fatto d’armi, passato alla storia come ‘Battaglia di Pavia’ (24 febbraio). Poiché Francesco I, fatto prigioniero dopo aver combattuto valorosamente, viene, secondo la tradizione o la leggenda, condotto al monastero visconteo, può riuscire interessante ricostruire le peripezie di quella giornata campale e l’episodio della seconda visita fatta dal re di Francia alla basilica dedicata alla Madonna delle Grazie.

Nel febbraio del 1525 le truppe imperiali si trovano a difendere Pavia, minacciata dall’esercito di Francesco I, il quale pone il suo quartiere generale nelle vicinanze. Per cercare di recuperare il carico di 100.000 ducati (destinato al pagamento delle truppe ed intercettato dai Francesi), i soldati dell’imperatore, la sera del giovedì grasso, decidono di penetrare nell’accampamento nemico.

La marcia notturna è alquanto ritardata dalla necessità di spianare la via per il passaggio dell’artiglieria. I Francesi, infatti, che si sono fortificati a Mirabello, tra Certosa e Pavia, con trincee e bastioni indispensabili per respingere gli attacchi spagnoli, appena vedono l’artiglieria nemica penetrare di sorpresa nel parco attraverso brecce praticate nel muro di cinta, danno l’allarme mettendo in fuga una sola parte di soldati italiani e spagnoli. In aiuto giungono poi da Pavia alcune truppe iberiche che riescono, sotto la guida di Don Antonio De Leyva, a catturare Francesco I ed a condurlo nell’abbazia. Il locale nel quale il monarca verrà rinchiuso si trova nel chiostro grande. La finestra della prigione, il cui ingresso è alla base della scala che conduce ai granai, è sotto la torre dell’orologio, fra le tre meridiane, allo spigolo destro della seconda. Alcune relazioni spagnole riferiscono che il re di Francia, fatto prigioniero, si mostrò calmo ed affabile e che solo percorrendo il tratto di cammino per raggiungere il monastero, si rese veramente conto della sconfitta subita: coprivano il terreno migliaia di morti fra i quali si notava il fiore della nobiltà francese. Condotto poi dagli Spagnoli vittoriosi alla Certosa, spoglio della spada, il sovrano ascoltò il versetto di un canto di umiltà intonato dai monaci raccolti nel coro: “Ego vero legem tuam meditatus, sum, coagulatum est sicut lac cor meum bonum mihi quia humiliasti me” proprio nel momento giusto perché il monarca si unisse ai religiosi continuando: ” Ut discam iustificationes tua”.

Forse è dalla Certosa che Francesco I annuncia alla madre, Louise De Savoie, la sconfitta subita scrivendo: “De toute chose ne m’est demeuré que l’honneur et la vie qui est sauve“. Frase che passa alla storia del tutto modificata: “Tout est perdu hors l’honneur“.

Nel 1514 i monaci ottengono dal duca l’autorizzazione di portare a trentasei il numero delle celle trasformando anche le ventitré preesistenti ‘et reducere ad modernam consuetudinem’, a discapito dell’unità della primitiva costruzione. L’ingrandimento non sarà mai attuato, però le celle che attualmente vediamo sono il risultato di lavori eseguiti in quel periodo. Nel 1516 Bernardino Luini da Milano dipinge la bellissima ‘Madonna con il Bambino’, affresco conservato nella sala del lavabo. A Luigi XII d’Orleans succede il figlio Francesco I (1494-l547) che riunisce alla sua corte i migliori artisti dell’epoca, come il Cellini e Leonardo da Vinci.

Dopo la vittoria della ‘Battaglia di Pavia’, i Lanzichenecchi, al servizio dell’imperatore Carlo V, saccheggiano ferocemente la città e le località ad essa adiacenti. Per il complesso monumentale le conseguenze di tale guerra sono gravissime: i lavori della facciata vengono interrotti per qualche anno, alcuni soldati penetrano nell’archivio notarile ed incendiano documenti importantissimi sulla costruzione del monastero, sulla chiesa e sul suo fondatore, altri depredano oggetti sacri, paramenti, manoscritti di altissimo valore storico ed artistico. Nel 1530 Francesco II Sforza (1495-1535) ottiene da Carlo V l’investitura del ducato di Milano.

Egli firma un diploma nel quale rinnova ai monaci certosini le concessioni e le esenzioni già loro riconosciute dai suoi predecessori.L’atto serve per assestare le finanze del complesso monumentale e riprendere i lavori d’ultimazione della parte superiore fronte. Il trattato di Bologna, pertanto, col dare uno stabile assetto del dominio spagnolo in Lombardia, dopo molte vicende di guerra, può assicurare un periodo di tranquillità.

Nel 1543 è documentata ancora la presenza dei Fratelli Giovanni Battista e Stefano Sesto e soprattutto di Cristoforo Lombardo da Milano, il quale idea il progetto, poi realizzato, per la parte alta della facciata ancora incompiuta.

Questa, raccordata all’inferiore da lunette, risulta divisa in tre settori, due laterali con larghe bifore ed uno centrale con oculo inquadrato da timpano; il tutto dovrebbe completarsi da un fastigio, mai eseguito, coronato da una lunetta. Dopo l’intervento del Lombardo, la facciata rimarrà incompiuta all’altezza del secondo cornicione.

 

Ancora in IN COSTRUZIONE

Abbiate pazienza, Grazie 🙂

Il Certosino

 

 

 

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